♦ SCEMO CHI LEGGE ♦

venerdì, 09 maggio 2008

Alla fine di tutto, quello che ti rimane è che sei sempre uguale a te stesso.
Fottutamente ed irrimediabilmente uguale a te stesso.

Possono cambiare le circostanze, le persone che ti circondano, alcune tue sfumature, cose che hai perso ed altre che hai acquisito strada facendo. Puoi essere più maturo, puoi avere una visione più ampia o spostata di qualche grado.
Quando però vai a guardar bene, a grattare la superficie, ad eliminare i dettagli che non influiscono sul cuore della tua sostanza... non trovi altro che te.

Non ho ancora deciso se è un bene o un male.
Da un lato mi chiedo per cosa si cresce, si fatica, si spendono energie per provare a migliorarsi.
Dall'altro mi dico che in fondo sapere che sarò sempre io è forse una delle poche certezze che ho e che forse non è certo nemmeno quello, magari arriverà il giorno in cui succederà qualcosa che mi farà cambiare completamente ed irreversibilmente. Non lo so, non ci credo molto in questo momento ma, come mi piace dire sempre, "mai escludere niente a priori".

Ho visto gli ultimi dieci anni passare, il mio corpo cambiare, il mio pensiero variare, le mie convinzioni svanire o fortificarsi, il mio carattere assumere colori differenti.
Ho sentito determinate cose scivolare via per sempre dalle mani, me ne ritrovo altrettante senza averlo nemmeno sperato o pensato. Non ho ancora deciso se infine ho anche agguantato qualcosa che mi ero ripromessa. Forse quello però no.

A qualcuno ho scritto che io uccido. E' vero.
Io mi avvicino ed uccido, faccio terra bruciata, tengo le distanze, amministro con la mano della paura, ragiono per idee concetti questioni e tante altre cose intangibili, non perdono quasi mai, nascondo le mie carte per non essere fregata, sferro il primo colpo se sento che sto per riceverlo, dico di avere sempre ragione (e raramente mi sbaglio, a meno che si tratti di me).
Mi avvicino e presto o tardi uccido, velocemente o lentamente.
E' una spirale che poi sono io, non lo so se ne potrò uscire, non lo so se riuscirò a farla evolvere in qualcosa di differente da quello che è ora.
Mi avvicino, uccido.

Io sono estremamente dura con me stessa.
Esigo - non chiedo, chiedo non è abbastanza - sempre di più, mi pongo degli obbiettivi spesso impossibili e mi autodistruggo per non essere riuscita a raggiungerli, non importa se nel frattempo ho fatto tanti passi avanti e se ho ottenuto altri risultati.
Io non sono mai abbastanza.

Io però sorrido anche.
Splendo sotto il sole e anche all'ombra, rido con lo stesso gusto con cui ridono i bambini, capita che qualche volta abbraccio, che dico a qualcuno che gli ci voglio bene. Io mi faccio in quattro per le persone che amo, le difendo e mi carico dei loro problemi per non vederli soffrire. Come penso faccia ogni fottuto essere umano con chi gli è vicino.
Io quando abbasso la guardia non lo faccio mai al 100% - almeno, finora non è ancora mai successo - però mantengo il livello per me e per chi è con me.
Io sorrido per me e per gli altri, perché so che quando sorrido è bello.

Io ero come ero, sono come sono, sarò quel che sarò, se mai sarò.
Ho visto gli ultimi dieci anni passare ed è sempre una lotta, un muscolo contratto, un pugno chiuso, una mascella serrata, un nervo teso fino quasi a rompersi. Posso sorridere o posso piangere o essere apatica o in estrema tranquillità, il mio pugno rimane sempre alzato.
Sono un Pirata che resta con le proprie pistole pronte sulla propria Isola, che spara a vista sul nemico e raramente concede una chance, che sa che se prende il mare è per riempire di cannonate le altre navi anche a costo di perdere, che trova più rassicurante il suono dello scontro che qualsiasi altro genere di suono.
Sono così e so di essere debole.
Sono così e questo mi dà sicurezza.
Sono così e non so se potrò mai essere diversa.

Hold your head up high
'Cause tomorrow you may die,
'Cause no one's safe around here,
No one's safe around here.
Stand your ground, 'til you're the last one in town.


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martedì, 08 aprile 2008

Son giorni un po' così.
Di quelli che "Vieni con me a Roma?" "Certo, perché no".
Di quelli che l'importante è non fermarsi troppo a pensare.
Di quelli che ad un certo punto o li prendi come vengono o non ne vieni a capo.
Di quelli che comunque la Musica è al primo posto, soprattutto quella live.
Di quelli che, in qualche breve attimo, ti chiedi perché così, perché adesso, perché deve finire.

E la capitale, il treno, le fiere, dormire, fazzoletti di carta, spesa, le cuffie del lettore mp3 a forma di coccinella, il centro storico, gli Arpioni, libertà al cento per cento, i commenti senza filtro, le telefonate senza senso, la mano nella mano, i tic nervosi alle labbra, il vento, il kebab ed il take away cinese, l'entropia, la propoli che sembra fragola, i Darkbuster che capita che ancora non li voglio sentire, i discorsi seri e quelli per niente seri, tutti i "prendiamo e andiamo", i soldi che non bastano mai, i mezzi pubblici, i risvegli, le farmacie notturne, i coinquilini che non schiodano, le feste di compleanno, i nani da giardino con la macchina fotografica, le dormite sul marciapiede, le straniere, piazza del Popolo, la cartina, gli attraversamenti pedonali, le mostre fotografiche a caso, le colazioni americane, i massaggini, i sorrisi.
I sorrisi.

Milioni di altre cose che non posso mica star qui a scrivere tutto, dai.
I'm forever blowing bubbles, pretty bubbles in the air
They fly so high, they nearly reach the sky
And just as my dreams they fade and die.


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venerdì, 29 febbraio 2008

Quindi, come da titolo, le cose magari ce l'hanno anche un senso, però non deve per forza di cose essere esplicitato, i pensieri non devono avere una consecutio temporum specifica.

Visto che questo è l'anno dei countdown, siamo a -13 per la mia partenza a Roma.
Rugby, amici, birra, scozzesi. Anche in ordine sparso, anche sovrapposti.

Ero convinta fosse molto più semplice partecipare alla fuga generale dei cervelli (anche quando, nel mio caso, non siano proprio proprio ecceziunali).
Però in un modo o nell'altro ce la farò, ah se ce la farò.
Devo solo capire quanto posso contare sulle mie forze, per ora i risultati non sono tra i migliori ma stiamo lavorando per noi.

Mi piace questa fase di music overflow. Concerti a go go, ore a suonare il tin whistle, ore a suonare la chitarra. Mi ero dimenticata di quanto mi piacesse suonare la chitarra.
Prossimo appuntamento conosciuto è il tanto atteso Bad Boys For Life Tour, come già avevo avuto modo di annunciare al mondo sarà il 3 aprile. Ovviamente nel frattempo sono bene accetti anche tutti gli altri concerti che la Brianza e Milano propongono.

Mi sto facendo quasi violenza ma l'inglese a poco a poco arriva più facile.
Nulla che abbia a che fare con qualcosa di fluente, di buono, di accettabile. Ma arriva un po' più facile ed è comunque un passo in avanti.

Esci dalla mia testa. Esci dalla mia testa. EEEEESCI!
No, ok, stai pure lì. Manca molto ad agosto, sì.
Blue Eyes.

Da oggi - se riesco ad uscire per fare un po' di spesa - inizio a mangiarmi una carota al giorno.
Non ho intenzione di trasformarmi in un coniglio, semplicemente vedere se con vitamine e carote tutti i santi giorni da adesso che inizia marzo avrò meno problemi di scottature ed eritemi quando sarà arrivato il momento estivo.
Oppure sì, se mi trasformerò in un coniglio. Posso sempre andare a convivere con Yoshi, in caso.


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