♦ SCEMO CHI LEGGE ♦

mercoledì, 02 aprile 2008

fonte: IrlandaOnline

Mi suona un po' strano scriverlo, visto tutto quello che generalmente mi capita di leggere accostato al nome, però viva l'Ulster.
Così invischiato nella sua stessa sanguinosa e rabbiosa storia, così spaccato in tutto quello che fa tanto che persino a Stormont è tutto un po' un disastro, così sempre poco di testa e tanto di cuore e pugni chiusi, ecco che arriva al mondo la notizia di una cosa chiamata "carta dei diritti".
Era forse dagli anni Settanta/Ottanta che non si sentivano notizie di quelle importanti dal fronte dei diritti civili, tutti sempre impegnati tra confini, radici, fazioni religiose, bombaroli e politicanti.

Oggi, la straordinaria notizia sia per l'argomento trattato che per la leggerezza con cui lo si affronta. Una ventata di aria fresca (di quelle che si sentono dopo che hai passato i pavimenti ed i vetri in tutta casa, tanto per rimanere in clima con la notizia) di quelle che fanno un po' sorridere ed un po' dire, per l'appunto, viva l'Ulster.

Dunque si può anche soprassedere quando ci viene comunicato che la legge verrà sottoposta al voto a Westminster, si stringono un po' i denti ma adesso non è il momento per iniziare a rivangare tutto di nuovo, altrimenti tra due anni siamo ancora qui a scavare.

Ergo, uomini, forza di swiffer e di scopettone, che siete anche tanto sexy quando fate i casalinghi.
E meno storie, che altrimenti qui non va mica bene.
Ah, e quando vi fate la doccia, poi ricordatevi di pulire che si forma il calcare.


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And the Label is: genialitĂ , irish story


lunedì, 29 ottobre 2007

Tratto dal libro "Per una libera Irlanda. Storia e strategia del movimento repubblicano irlandese" di Gerry Adams.

"Nelle elezioni generali del 1918 il Sinn Féin conquistò 73 dei 105 seggi destinati all'Irlanda e ottenne una schiacciante vittoria sia sul vecchio partito della Home Rule (6 seggi) che sugli unionisti (26 seggi). I deputati del Sinn Féin, avendo giurato di non recarsi mai a Westminster, nel gennaio del 1919 si riunirono a Dublino e si proclamarono "Parlamento d'Irlanda", sottoscrissero la proclamazione d'Indipendenza del 1916 ed elessero de Valera come capo del governo. La risposta di Londra fu immediata: la guerra. I volontari irlandesi si riorgarizzarono per difendere il legittimo parlamento e presero il nome di Irish Republican Army. La guerra fu caratterizzata da azioni di guerriglia dell'IRA e dalle atrocità compiute dal "Black and Tan", un reggimento speciale dell'esercito britannico."

Per il resto, oggi nemmeno la storia irlandese riesce a tenermi concentrata, direi che è preoccupante. E io volevo anche studiare, seh.


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And the Label is: irish story


venerdì, 28 settembre 2007

Sto qui a casa dei miei amici a Roma, in uno di quei momenti di *pausa* convivenza sfrenata.
Ognuno ai suoi affari, per la baldoria c'è tempo anche dopo.

Di studiare adesso non ne ho voglia.
Mi sono tornate in mente tutte le milionate di cose che avevo resettato mettendo piede sull'aereo, complice probabilmente la playlist di Dropkick Murphys e Flogging Molly. Parlavo ieri sera con Cesca dell'impossibilità, tante volte, di far capire alla testa che deve staccare.
Non che debbano essere per forza pensieri brutti, isterici, ansiosi o che. Ma la testa parla, parla sempre, parla di continuo, parla e non smette.

Mi sta dicendo che vivo da anni un ideologismo che ha quasi del patologico. Ok, le passioni sono passioni, c'è da tenere conto la voglia che razionalmente ho di approfondire. Ma come può il semplice nominare un film farmi venire la pelle d'oca? La rievocazione di una data storica portarmi una serie precisa di fatti ed accadimenti? Il suono di determinati strumenti? Come riesco a ricollegare un qualsiasi discorso a qualcosa di contingente?
Cesca: "In quale altro periodo storico vorresti provare a vivere se potessi scegliere?"
Sere: "I primi del novecento"
Cesca: "Sì penso anche io. Fine ottocento, primi del novecento. La cultura bohemienne..."
Sere: "... l'Easter Rising"

Mi rendo conto di essere come permeata da questa cosa.
Chi mi sta intorno è portato a notare cose a cui magari - ma non è detto - prima non avrebbe dato importanza. Ad apprendere cose con le quali io non mi stanco mai di ammorbarli.
Piero: "Sai, la tipa in fianco a me in metro stava leggendo un libro sull'IRA e sullo Sinn Fèin..."

Ho passato una buona mezz'ora, mentre il mio cervello mi comunicava un'altra vagonata di cose di cui - peraltro - farei volentieri a meno almeno finché sono qui in Capitale, a cercare altri libri che riguardassero la storia del partito Sinn Fèin. Che mi parlassero dei Troubles. Che mi raccontassero da altri punti di vista la questione irlandese. Che mi aiutassero a vedere chiaro attraverso il Nord Irlanda.
Dovrò mettermi a leggere i libri che ha scritto Gerry Adams, gli scritti di Michael Collins (vergogna a non averli ancora affrontati) più almeno un altro paio che ho addocchiato. Con calma, con soldi.

Come fa un'italiana, per quanto poco si dimostri esserlo per aspetto e mente, a sentirsi partecipe delle idee repubblicane? A "sognare" un'Irlanda unita? Ad arrivare all'odio per gli inglesi (non che ci voglia molto...)?
Probabilmente se fossi un po' più assennata mi sentirei anche ridicola per questo. Possibile sia - come qualcuno ha asserito con trasudante sicurezza - mera volontà di distinguermi da chi mi circonda? Ha davvero senso perderci così tanto tempo e testa, se davvero si tratta di un interesse come un altro? Perché pulsa così tanto nella mente, nel sangue?
Beh, quali che siano le ragioni, vivo da anni un ideologismo che ha quasi del patologico.


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mercoledì, 01 agosto 2007

Bobby Sands nacque a Belfast nell'estate del 1954.
Ha sempre vissuto in West Belfast, nel quartiere di Twinbrook, assieme alla sua famiglia.

Bobby entrò a far parte dell'Irish Republican Army appena compiuti i 18 anni.
Nel 1972 (poco dopo il suo reclutamento) venne arrestato per la prima volta per possesso di armi da fuoco. Scontò 3 anni nel carcere di Long Kesh, carcere che diverrà a lui fin troppo familiare, con lo status di progioniero politico.

Rilasciato nel 1976, venne arrestato nuovamente dopo pochi mesi per un attentato a Dunmurry assieme ad altri tre militanti nell'IRA. Nell'anno successivo ('77) vennero ufficialmente condannati a 14 anni di reclusione.
Fu così che Bobby fece ritorno agli H-Blocks di Long Kesh, questa volta senza lo status di prigioniero politico.

I troubles nel frattempo si erano acuiti, riuscendo ad oltrepassare le mura delle carceri, in particolar modo Long Kesh ed il braccio femminile di Armagh.
Gli appena citati troubles, la lotta giornaliera con i secondini del carcere (simboli dell'estabilishment britannico), l'abolizione dello status di prigionieri politici avvenuta dopo i crimini commessi il 1 marzo 1976 non fecero altro che sublimare la situazione di rivolta.

Sands continuò a collaborare dal carcere in vari modi. Faceva recapitare all'esterno del carcere - perlopiù su carta igienica - dei suoi scritti destinati al giornale repubblicano "An Phoblacht". Organizzava la rivolta dei POWs con iniziative di vario genere, tra cui quella di rifiutare le divise del carcere per non voler ammettere di essere sullo stesso piano degli altri carcerati.

Divenne ben presto Officer Commanding dell'IRA all'interno di Long Kesh, introducendo alle varie iniziative di rivolta anche lo sciopero della fame. Diresse senza parteciparvi la prima nel 1980 e si offrì di partecipare a quella dell'anno successivo.

Bobby Sands aveva una moglie e due figli, uno dei quali (Liam, il secondogenito) morì dopo una settimana dal parto senza che lui fosse mai riuscito ad incontrarlo.

Nel primo marzo 1981 partì con l'hunger strike, il mese successivo venne eletto membro del Parlamento britannico per la circoscrizione per Fermanagh - South Tyrone con più di 30mila voti.

Tre settimane dopo, Sands morì di inedia nell'ospedale della prigione, dopo 66 giorni di sciopero della fame. Altri nove uomini (6 dell'IRA e 3 dell'INLA, Irish National Liberation Army) morirono dopo Bobby tra maggio e agosto del 1981.


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giovedì, 15 febbraio 2007

La conclusione non può che essere una sola, basta anche solo osservarmi per un istante.
Io sono un'irlandese mancata.

Due giorni fa ho visto un film (che ad onor del vero avrei già dovuto aver vedere, ma ai più è nota la mia scarsa cultura cinematografica) per due volte di fila.
Per due volte di fila sono rimasta immobile fissa su quelle immagini, tendendomi come una corda di violino dalla rabbia, coinvolta.
Come se fossero cose passate sulla mia pelle.


In the Name of the Father

La conclusione non può che essere che io sono un'irlandese mancata.
Niente mi coinvolge così tanto.

Voglio andare là.
Voglio andare là.
Voglio andare là.
Voglio andare là.


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domenica, 10 dicembre 2006

[...]
          Non si perse tempo in cerimonie. Ai soldati era fatto credere che avrebbero dovuto arrestare pericolosi attivisti e che avrebbero potuto incontrare resistenza armata. Per sfruttare il fattore sorpresa le truppe buttarono giù le porte a colpi di martello o addirittura le scardinarono. Molti di quelli che furono presi dichiararono in seguito di aver creduto che le loro case fossero assaltate dai lealisti. Parecchie famiglie, svegliate dal rumore dei vetri infranti e del legno fatto a pezzi, si precipitarono spaventate al piano di sotto, trovando i loro soggiorni affollati di soldati. Mariti, figli e fratelli furono trascinati fuori dalle loro case con i vestiti che avevano addosso e caricati sui pigs.
          La vicenda capitata a un uomo di Belfast, arrestato insieme con il padre semi invalido e con un fratello ancora in età scolare, è alquanto emblematica. Stando a quanto riferì una commissione d'inchiesta per i diritti umani, dopo essere stati caricati nei pig, essi attraversarono una zona lealista prima di arrivare alla caserma dell'esercito di Girdwood, nel nord di Belfast:

"Le circostanze del nostro arresto e della nostra detenzione
furono terrificanti. Ho letto di recente alcuni libri sull'
Olocausto e sullo sterminio nazista degli ebrei. Mentre stavamo
attraversando il territorio lealista ho pensato che ci avessero
portati lì per ucciderci e che q
uella fosse la Soluzione Finale
per i cattolici."

          I tre, che furono tra le dozzine di detenuti che vennero  picchiati, umiliati e torturati sia mentalmente che fisicamente nella caserma di Girdwood e in altre, furono rilasciati separatamente nei tre giorni successivi. Altri, destinati a trattamenti speciali, non furono così fortunati.
          La squadra politica aveva avuto l'ordine di arrestare 452 uomini il 9 di agosto, ma il computo finale di quella mattina fu di 342. Dagli interrogatori emerse che molti fra quelli che furono catturati erano repubblicani anziani che da tempo non costituivano una minaccia. Altri erano militanti del movimento per i diritti civili e del movimento studentesco People's Democracy. Vennero arrestati persino un cieco, un asmatico cronico e un uomo con gravi problemi di cuore. Moltissimi furono i casi di scambio di persone. Nel racconto di Cahill:

"Tra gli arrestati c'era un uomo anziano che non era stato più
attivo dall'Insurrezione del 1916. Sarà stato l'unico quel giorno
a essere contento. Che soddisfazione per uno come lui essere
ancora considerato una minaccia!"

[...]
tratto da: "Joe Cahill, una vita per la libertà" di Brendan Anderson


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