♦ SCEMO CHI LEGGE ♦

lunedì, 31 marzo 2008

Figli, case, sesso, cuori e leoni, melanzane vincenti, spritz, mydeathspace, orgasmatron, giallo.

Perché al sabato mattina al supermercato una morta di sonno ed una morta di sbronza che ci mettono più di mezzora a comprare uova, arance e salame spaccano i culi a tutti.
Viva gli occhiali da sole, la focaccia con lo stracchino, il milka che si espande in maniera incontrollabile per tutta la macchina.

Perché quando in tavola ci sono delle melanzane fritte e poi ripiene e poi riifritte vincono per forza loro, non puoi fare altro che dirlo al mondo intero e poi concludere con un "Va bene". E poi il dolce-salato che è tutto buono, ma buono per davvero, però quando scendono in campo le melanzane il resto passa in secondo piano.
Viva la besciamella, poi, su tutto.

Perché alla fine ti capita anche di scoprire cose che magari non volevi nemmeno scoprire, diventi un'icona per le lesbiche senza nemmeno esserlo però va bene così. Bello.
E chi l'ha detto che la donna rude è out?

Perché qualsiasi cosa succeda, quando siamo insieme io sto fottutamente bene. E posso avere problemi, posso non averne, può essere primavera o estate o autunno o inverno. Possiamo essere in un posto o in un altro, stare insieme un giorno e mezzo o anche qualche ora. Posso dormire tutta la notte metà sul letto e metà no e svegliarmi sentendomi la persona migliore del mondo. Anche se siamo in stanza in cinque e l'ossigeno prima o poi finisce.
Fa niente, con voi respiro anche l'anidride carbonica. Respiro anche le melanzane fritte.

Perché anche se non si capisce, anche se ho idea che si voglia rendere la cosa più nonsense di quella che è in realtà, che c'è quella sensazione quando mi sveglio al mattino di avere una mano al centro del petto che preme per tenermi un po' indietro, che penso troppe cose e ne esterno troppe poche, che anche se ci provo per chi mi vuol bene sono un libro non solo aperto ma letto anche a voce bene alta, che da qualche parte si sta consumando qualcosa anche se non é detto che sia qualcosa di male - anzi, che le uova mi parlano ma poi alla fine non è detto che io debba capire qualcosa. Anche se, va bene così.
Basta lasciare che il cervello continui a rimanere relativamente in standby e va tutto bene.
E se si accende? Bo, sicuramente ci vedrò meglio.
Va bene, bella.

Poi io in realtà volevo parlare d'altro all'inizio.
O forse no.


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And the Label is: quisquilie e pinzillacchere, festivité, as one


martedì, 25 marzo 2008

Viva la primavera!
Ecco tutto.


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And the Label is: me myself and i, quisquilie e pinzillacchere, as one


venerdì, 21 marzo 2008

Non che in questo ultimo periodo mi stia ammazzando di lavoro eh.
Sì faccio le pulizie da nonna per qualche dinero, studiacchio nella speranza di arrivare pronta ad aprile, sto facendo un po' di data entry pallosissimo. Però insomma, tra viaggi, serate e concerti diciamo che ci si svaga mica poco.

MA l'Equinozio di Primavera arriva per tutti, per molti arriva anche la Pasqua.
Ed in fondo la Pasqua è arrivata anche per un'eretica come me. Non è questione di comodità religiosa, è più una questione di gruppo, per la precisione per il gruppo ARCI Pintupi e tutto il mondo che ci gira attorno. Che poi si fa presto, la Brianza vive in determinati contesti, il contesto ARCI Pintupi vede ruotare attorno a sé come tanti satelliti tante realtà più piccole, in maniera più o meno assidua. In fondo, lì si riduce tutto quello che qui conta per me.

Mai sottovalutare la potenza dell'ARCI Pintupi, soprattutto quando arrivano determinate occasioni in cui tutto il suo mondo, satelliti compresi, convergono al centro.

25 Aprile - Pintumpleanno (weekend a metà settembre) - Pasquetta

Irrinunciabili. Improrogabili. Immancabili. Inignorabili.
Lunedì sarà uno di quei giorni, la prima grigliata dell'anno o qualcosa che ci si avvicini molto - bisogna fare pur sempre i conti con il brutto tempo.
Io amo la Griglietta, la grigliata di Pasquetta!


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And the Label is: festivité


lunedì, 17 marzo 2008


Chiedo umilmente schiuma per il commento che mi sono lasciata sfuggire durante le riprese.

Ho scoperto che:
» si può tifare fin quasi a perdere i sensi;
» l'uomo della mia vita esiste anche in Italia e lo è al 100%. Solo che è molto più giovane di me;
» fare amicizie fuori dal pub del terzo tempo è meraviglioso;
» faccio venire il singhiozzo agli scozzesi a cui piaccio molto;
» qualcuno in Europa che ascolta la mia musica esiste (e spesso ha il singhiozzo);
» vorrei fosse Six Nations tutto l'anno (anzi no, questo non l'ho scoperto ora);
» in determinate occasioni fare le sei e mezzo del mattino è inevitabile;
» le donne scozzesi la maggiorparte delle volte mi incutono timore;
» non sono solo molto abile a farmi offrire da bere, sono anche un po' stronza nel farlo.


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And the Label is: rugby mania


giovedì, 13 marzo 2008

Sabato 15 marzo sarà l'ultima giornata per l'edizione del Six Nations di questo 2008.
Alle ore 14:00 la Scozia scenderà in campo al Flaminio a sfidare la nostra nazionale. Loro appena usciti vincitori dalla Calcutta Cup, noi in odore di wooden spoon.
Gran finale anche per quanto riguarda la partita delle ore 17:00 (local time), infatti il Galles ospiterà nel meraviglioso Millenium Stadium la Francia. Tramite quindi lo scontro diretto si contenderanno il titolo di vincitore di questo Six Nations, fantastico.

E io?
Io curva nord, tifo e terzo tempo.
Ed una miriiiiade di scotsmen, the more the bettah.


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And the Label is: rugby mania, wandering


lunedì, 10 marzo 2008

E' solo il primo dei numerosi (e costosi) step che mi separano dalla mia amata Beantown. Dopodiché verranno il passaporto e, il più impegnativo di tutti, il biglietto aereo.

Intanto però abbiamo trovato di che vivere dal giorno 2 agosto al giorno 23 agosto.
Ci aspetta il North End, la Little Italy di Boston.
Insomma, non era proprio nostra intenzione farci più di 6.000 chilometri per finire a festeggiare - proprio il week end del nostro arrivo - l'enormous feast di Sant'Agrippina ma tant'é. Dopo un mese di ricerche d'appartamento quasi avvilenti ci mancava solamente fare gli schizzinosi con la zona.

Boston arriviamo.
Cioè, siamo ancora a marzo, però con calma e serenità che noi arriviamo.


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And the Label is: wandering


sabato, 08 marzo 2008

Grazie *qualcuno di cui non posso far nome* adesso ho l'album che più aspettavo da quando ho scoperto questo gruppo.
Loro (probabilmente in Italia li conosciamo io ed un altro paio di poveri stronzi) entrano prepotentemente nella top ten, questo è lo street punk che più mi piace ascoltare. Magari semplice, magari common in Beantown, magari tutto quello che volete.
Loro mi ci piacciono assai, quindi lanciamo un altro long live.
Long live The Scars!


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And the Label is: music and concerts


mercoledì, 05 marzo 2008

Boston ha un sacco di soprannomi tra cui, i più rinomati, troviamo the Hub, the Walking City, the Cradle of modern America. Tutti nomi in qualche modo confortanti ma, io dico, lo sapete qual'è il più famoso di tutti?
Beantown.
Cosa? Città fagiolo?! Stamoascherzà? Con tutta l'altisonanza di quelli citati prima proprio il più cretino doveva diventare famoso? Beh, con tutta evidenza sì.
Ma perché? Perché dunque lasciare che un nome come Beantown diventi quello più universalmente riconosciuto per la metropoli del Massacchussets?

Vediamo.

Boston baked beans.
Una ricetta a base di fagioli cannellini (o perlomeno credo si intendano loro con navy beans), bacon, cipolla, melassa1, zucchero di canna, mostarda e pepe. Insomma, una yank-schifezza coi controfiocchi che penso mio malgrado proverò per amor di conoscenza gastronomica. Sempre riuscirò a trovare tutti gli ingredienti.

Ma insomma, perché una ricetta che riguarda i fagioli? Perché non le carote, i cavoli, qualche piatto a base di frutta, un dolce che fa sempre figo? Qui abbiamo pizza, pasta, caffé e loro i FAGIOLI?
Con l'aiuto di Straight Dope capiamo meglio il perché.
mercantilismo: sotto l'autoritaria Union Jack flag era regola d'oro l'importazione. Favorire il commercio con/tramite la madre patria e sfavorire quello locale. La melassa era prodotto d'importazione delle indie occidentali, altra colonia inglese.
effetto Coriolis: ah, le meraviglie della fisica. Senza farla troppo lunga ed inutilmente complicata, c'erano delle corsie preferenziali di commercio. Una delle quali coinvolgeva la tratta Caraibi - Nord America. Melassa facilmente e vantaggiosamente trasportabile dai Caraibi.
schiavitù: il giro portava prodotti dal New England alla Gran Bretagna e dalla Gran Bretagna alla costa d'Africa. Lì si recuperavano schiavi da sparare ai Caraibi nelle coltivazioni di zucchero di canna. Da lì? Ovviamente rum e melassa per il New England!

E ma quindi?
Quindi si arrivava ad avere questo enorme ed economico quantitativo di melassa con cui addolcire i propri cibi. Ed ok, ci siamo concentrati sulla melassa, questi benedetti fagioli come ci finiscono a dare il nome? Dopo questo preambolo non era forse auspicabile un bel Molassestown?

I fagioli erano gettonati tra i ranghi di tutti gli eserciti perché economici, facili da conservare e banali da cucinare. Con la melassa.
Baked beans.

Long live Beantown!

1 la volete sapere una cosa tragicomica che riguarda Boston e la melassa? Leggetevi cosa c'è da sapere riguardo a tal Boston Molasses Disaster ed immaginatevi una cosa simile magari a Napoli, magari con della pummarola killer protagonista. Oppure un polenta tsunami a Bergamo. Terribile!


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And the Label is: curtura


domenica, 02 marzo 2008

Un film che ho scoperto quasi per caso, visto in lingua originale.
A parte lo schock della scena iniziale di cui non ho capito, al primo ascolto, una-sola-singola-fottuta-parola (ed al secondo ascolto non è andata poi troppo meglio) credo di aver visto un gran film.
Mi è piaciuto e sì, mi è piaciuto anche parecchio. Credo che lo riguarderò.

Un ragazzo di Boston (giuro che non lo sapevo prima di guardare il film!) che frequenta la facoltà di Giornalismo ad Harvard ed appassionato di Red Sox finisce per qualche motivo che scoprirete se deciderete di guardarlo anche voi nella brava e vecchia Gran Bretagna.
Il Regno Unito che poi così unito non è, che è anche soccer ma non chiamatelo così perché si chiama football, che di football ce n'è soltanto uno ed è quello con la palla rotonda. Sotto la sventolante bandiera del West Ham prendono vita storie di calcio, storie di tifoseria, storie personali e storie in cui sarebbe meglio non ritrovarcisi mai.
Non concordo assolutamente con chi mi disse che è un film che alla fine fa venir fuori il lato peggiore degli ultras. Gli Hooligans inglesi sono tristemente noti giù da prima dell'uscita di questo film, a mio modesto ed ovviamente trascurabile parere è un semplice occhio che prova ad andare più a fondo in un mondo distorto, violento, intenso ma che qualche valore, pur che opinabile per molti, ce l'ha.

E poi vogliamo parlare di Charlie Hunnam? Eh?
O anche solo guardarlo e basta? Eh?
Eh!


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