martedì, 29 gennaio 2008

Se sento ancora ripetere da qualcuno che Glasgow non ha niente da offrire, che è solo una città industriale, che è grigia e spenta lo prendo a mazzate.
Ma mazzate di quelle importanti, poi lo insulto anche.
Ci sarebbero voluti almeno due giorni in più, uno per fare un ultimo giro alla Tall Ship (non puoi aprire un'attrazione turistica alle 10 del mattino e chiuderla alle 4 del pomeriggio, è incostituzionale!), un po' di sano cazzeggio pomeridiano all'università e una gita fuoriporta a Stirling, che è ancora più vicina ad Edinburgh ma che abbiamo eliminato per preferire a lei la seconda.
Abbiamo anche dovuto ignorare la mostra su Mackintosh, che però abbiamo addocchiato qua e là in giro per la city quindi alla fine è andato tutto bene.
Non saprei tirare le somme senza raccontare tutto quello che abbiamo visto, sentito e fatto e rendere così il post inconcepibilmente lungo.
Abbiamo turisteggiato in lungo ed in largo, cercando attrazioni di ogni genere (dal parco al museo al Castello allo stadio), abbiamo joinato un sacco di pub anche rischiando la patacca e per l'appunto trovandola, ci siamo mescolate ai glaswegian ed abbiamo chiacchierato con loro.
Ho scoperto che nemmeno lì si ascolta la musica che piace a me, diamine.
Ho "subito" un trattamento in perfetto stile sportivo-razzista.
Ho fatto shopping, soprattutto di merchandise del Celtic Football e della nazionale scozzese di rugby. Ma non solo dai.
Glasgow è una città che è uscita con eleganza e determinazione dalla propria crisi industriale, una città piena di vita, una città gradevole alla vista ed interessante a qualsiasi livello. I glaswegian sono molto consapevoli della loro storia e del loro passato da scozzesi e da cittadini (tanto da riempirne un intero museo, tra l'altro meraviglioso, il People's Palace).
La scena musicale in questo posto è qualcosa che fa impallidire Milano, Roma, Torino e Bologna messe insieme, senza esagerare. C'è sempre qualche festival, qualche concerto di gruppi locali, qualche tour che sta passando per di lì. Tutti suonano a Glasgow, tutti passano per Glasgow, anche i famosi gruppi che sembra che ascolti solo io. Tutti.
Ci sarebbero milioni di altre cose da dire, di cose che mi sono successe da raccontare. Però lo spazio è quello che è, io il mio diario di viaggio l'ho scritto e quindi va bene così.
Stupenda Glasgow.

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lunedì, 21 gennaio 2008
Non lo so perché, però è così.
Ogni volta che si avvicina un viaggio faccio sempre le stesse cose.
Inizio a pensare a cosa mettere in valigia due o tre giorni prima, poi di solito mi riduco a farla poche ore prima di partire. Forse a questo giro mi salvo (ma non lo so eh) giusto perché la mia compagna di viaggio raggiungerà la nebbiosa Brianza il pomeriggio prima della partenza.
Abbiamo suddiviso la fase organizzativa in più punti.
Dopo aver analizzato l'aspetto igienico, quello medicinale, quello dell'abbigliamento, quello monetario, quello tecnologico, quello culinario, tutto ciò che può essere etichettato come "miscellaneo" e dopo aver fatto un piano di battaglia turistico (guide & cartine) che farebbe invidia a qualsiasi giappo, possiamo dirci quasi pronte a partire.
Oggi poi è partito, per l'appunto, il mio rituale pre viaggio.
Perché dovete sapere che io sono una di quelle turiste allo stato brado, che una volta che è linda, pulita e profumata può anche svegliarsi un po' a caso che tanto lì non la conosce nessuno. Poi si sa, dopo qualche birra diventiamo tutti più fighi e vogliamo andare per il sottile in un posto come la Scozia? No, non vogliamo.
Poi però stamattina ho fatto la ceretta e mi sono sistemata le unghie delle mani.
Domani ho in programma impacco per i capelli, pulizia del viso profonda che va dal bagno di vapore allo spinzettamento delle sopracciglia (visto che la pinzetta, per citare letteralmente Cesca, sono una delle armi preferite dai terroristi), doccia di quelle minuziose con scrub a tutto il corpo. Ah, e non dimentichiamo la pedicure, giusto perché starò in giro tutto il giorno con le scarpe e sia mai avere qualcosa fuori posto.
Per ora ho collezionato una lista di cose da comprare che prevede:
♦ qualche cartolina;
♦ una maglietta dell'Edinburgh taglia M;
♦ una sciarpa dei Celtic possibilmente presa allo stadio;
♦ una o due bottiglie di birra scozzese a caso.
Avete richieste?
No perché se continua così mi sa che dovrò tornare con tutti i vestiti addosso, visto che la valigia sarà più piena del sacco di Babbo Natale (mannaggia a voi).
Ready? GO!
NO SLEEP 'TIL GLASGOW!

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venerdì, 18 gennaio 2008

OMMIODDIOMMIODDIOMMIODDIOMMIODDIO!
Non avrei MAI immaginato che avrei visto i Darkbuster dal vivo qui, in Italia.
Non sto nella pelle, infatti partirà subito un altro countdown. Mi metterò a contare quanti giorni ancora mi separano dal live, giorno in cui finalmente potrò cantare le loro canzoni a squarciagola, possibilmente in prima fila. Magari riuscirò anche a parlare con loro nell'aftershow, sicuramente chiederò l'autografo e scatterò loro più foto possibile, con ogni probabilità mi prenderò la loro maglietta che la voglio da un po'.
Vedrò i Darkbuster dal vivo.
Vedrò i Darkbuster dal vivo.
Vedrò i Darkbuster dal vivo!
Tutto il 3 aprile 2008 al Musicdrome di Milano.

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martedì, 15 gennaio 2008

» Charles Rennie Mackintosh
Architetto, designer e pittore scozzese esponente del cosidetto Glasgow Movement.
Qui dovrà ferrarsi bene Cesca che sicuramente ha più fonti di me - e più conoscenze di base - a disposizione.
» The People's Palace
Per conoscere tutto sulla città e sui Glaswegians, per sapere come la Scozia ha influenzato il resto del mondo dal 12esimo secolo ad oggi.
Più tutti gli altri musei, quasi *inaspettatamente* la città ne offre diversi tra cui: The Burrel Collection, il GOMA, la Pollock House, la Scotland Street School Museum e tanti altri. C'è da capire quali vale la pena vedere, c'è tempo ancora.
» Oran Mor
Uno dei più singolari pub della città, in Byres Road, una chiesa presbiteriana del 1850 ora punto di ritrovo per una buona pinta, una buona atmosfera e spesso buona musica (McEwans Sessions).
Che poi, voglio dire, di pub ne gireremo ovviamente il più possibile. Ho anche la lista di quelli consigliati dal buon Billie oltre che da altre fonti.
» The Merchant City
Non so se ho capito bene, pare sia la glaswegian version di Temple Bar a Dublino. Ad ogni modo entro qualche giorno lo scopriremo personalmente.
Vogliamo tralasciare poi una bella gitarella sul Clyde?
Un giro alla University Of Glasgow (la quarta università in GB nata nel 1451, mica cazzi)?
Una puntatina al Glasgow Harbor a vedere la Tall Ship, una delle ultime imbarcazioni rimaste costruite per la navigazione del fiume Clyde?
Una passeggiatina nel West End? E una per la Buchanan Street?
E poi, last but not least, una visitina - se è fattibile - a vedere la casa dei Glasgow Warriors, che mannaggia a loro hanno recentemente battuto il nostro Viadana nell'Heineken Cup?
Ah, e non dimentichiamoci nemmeno che Edinburgh é lì ad un tiro di schioppo [70km].
Chissà quante cose ancora non sappiamo di questa città, che magari non riusciremo a visitare, che non scopriremo mai e nelle quali incapperemo per caso.
My dear Scots, we're feckin coming!

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venerdì, 11 gennaio 2008
No no, non sono impazzita del tutto.
Cioè in verità sì, ma quello successe tempo addietro ed oltretutto era già noto ai più.
Non ho avuto una sconvolgente epifania che mi ha portato a trovare il mio lavoro assolutamente entusiasmante, piegare maglioni e battere scontrini continuo a trovarlo abbastanza mediocre.
Quando però ti ritrovi a farlo in mezzo a persone di un certo livello, la questione cambia pressoché radicalmente.
Ieri è stato particolarmente divertente.
Le mie colleghe, a mia insaputa, avevano indetto la giornata "Save Serena".
Da cosa dovevo essere salvata?
Dovevo essere assolutamente salvata dal mio avere 24 anni e vestirmi ancora come se ascoltassi solamente musica da bad girl (perché, non è forse quello che faccio? Ieri ho pure messo in negozio un CD di soli Clash, Ramones, Misfits, Black Flag e altri del genere), dal mio essere portatrice sana di patata ed andare alle partite di rugby, dal mio ruggire incondizionato a fine pasto, dal mio atterrire per le capacità di alcol warrior (e dire che ne ho perso, di lustro, dai tempi d'oro), dal mio essere romanticamente femmina come una mandria di rinoceronti.
♦ "Sei un maschio mancato Sere, anzi da oggi in poi ti chiamerò Sereno"
~ "I miei mi hanno detto che, in caso fossi stato maschio, mi sarei dovuta chiamare Simone"
♦ "Perfetto! Allora da oggi ti chiamerò Simone!"
~ "...ok, andata".
Andando poi più nello specifico, s'è aperta la parentesi piercing & tattoo.
Che poi i tatuaggi andavano anche bene, però i piercing no dai. Che poi magari cambi idea, ti rovinano i denti, ti deturpano il viso, saresti così bellina se ti sistemassi un attimo, anche io alla tua età dicevo come te, and so on...
Il momento migliore è stato far loro credere che mercoledì, oltre al tatuaggio, mi sarei fatta fare la lingua biforcuta. Un taglio, qualche punto e via, in due settimane avrei avuto una lingua come nuova.
Le ho viste SBIANCARE dal terrore di vedermi arrivare con la lingua a doppia punta lì al lavoro, però sono scoppiata a ridere dopo un paio di minuti e non me la sono goduta fino in fondo.
Ma quanto amo le mie colleghe (quasi tutte)?
E comunque mercoledì ore 14:30 si va.
E comunque il piercing me lo faccio.
Probabilmente loro ancora non sanno che, oltre ad essere un maschio mancato, sono pure bastian contrario: più mi dici di no, più aumenta la mia voglia di farlo.
HA!

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martedì, 08 gennaio 2008
Perché se non partecipi le cose ti franano inevitabilmente addosso.
Se non partecipi non puoi semplicemente aspettare che tutto accada e provare a spostarti un po' più in là quando in arrivo ci sono cose non volute. Potrebbe esserci un muro, ad andare in retromarcia si rischia di sbandare, potrebbero esserci molti imprevisti.
Certo, i muri e gli imprevisti ci sono anche nell'andare più o meno speditamente, se non altro a macinare strada si incontrano diramazioni, cose, persone, altre vie, altre soluzioni, altre prospettive.
Se c'è una cosa che questo inizio 2008 mi sta insegnando, è che non è necessario muoversi fisicamente per mettere in modo in maniera più convinta la tua vita.
A volte basta un minimo movimento mentale, sapere che qualsiasi cosa accada le mani sul volante ce le hai e, ad andar piano e con serenità, nulla ti vieta di fare inversione, cambiare strada, accelerare, fermarti in una piazzola di sosta.
Importante è avere sempre con sé una cartina.
Non è che bisogna consultarla sempre, per forza, ma l'idea di averla è quantomeno confortante. Un po' come l'idea che, se quel viaggio dovesse iniziare a non soddisfarti più, hai pur sempre un itineriario B a cui fare affidamento.
Che magari è solo un'idea vaga che, una volta presa in considerazione, andrebbe approfondita e valutata seriamente.
Senz'altro però è meglio che rimanere senza una strada dove andare.
E quindi?
E quindi comunque vada, caro 2008, te l'ho già detto: sarà un successo.
L'importante è partecipare, ti ho già detto anche questo, partecipiamo assieme. Io nella tua vita e tu nella mia, nella misura in cui credi e come credi.
Per ora tutto bene, la strada è ancora un po' dissestata ma vedo una bella stradina di fronte a me. Che sia la via Emilia, che sia una Route 66, che sia il Ring Of Kerry, la Via Franchigena, la Via del Sale o chissà che diamine di altra strada, c'è.
Dei bagagli non ne ho bisogno, io per esserci ci sono.
E andiamo.

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sabato, 05 gennaio 2008
Oggi sono cominciati i SALDI.
Per la maggiorparte delle persone questo significa acquistare a prezzo stracciato cose addocchiate tempo fa, magari sgomitare un po' con altra gente che vuole la tua stessa roba, passare in tutto qualche ora tra un negozio e l'altro e al più stressarsi per 20 minuti in coda in cassa.
Quest'anno ho provato l'ebbbbbrezza di stare dall'altra parte della barricata.
Una settimana a lavorare 9 - 10 ore al giorno per attaccare i cartellini coi prezzi scontati sopra quelli normali (ora so che nel negozio dove lavoro io non maggiorano i prezzi prima di scontarli) ed oggi è cominciata la bagarre: dalle 11 del mattino alle 21 con un'ora sola di pausa per pranzare - ovviamente dentro al centro commerciale.
Domani ancora alle 11, però mi toccherà stare fino alla chiusura, prevista alle 22.
Ho voluto piangere più volte, con la gente che approfitta dei saldi per fare le sue uniche spesa da trenta, trentacinque articoli alla volta (e non scherzo) e altra che appallottola maglioni di cachemire da più di 100€ negli angoli degli scaffali considerando quel gesto come un "mettere a posto".
Senza contare le montagne da recuperare dai camerini e da rimettere in ordine, le pile di vestiti trovate per terra sparse in tutto il negozio, roba strappata e mollata lì con nonchalance.
Oggi all'uscita, dopo aver cenato con un Lion, non trovavo più la macchina.
Non c'era, non era dove pensavo di averla lasciata stamattina.
Dopo quasi 20 minuti di avanti-indietro per quel pezzo di parcheggio sono tornata in negozio in lacrime a cercare di capire se era meglio impiccarsi con una gruccia nel magazzino o provocare qualcuno della sicurezza fino a farsi sparare un colpo in fronte.
Il marito di una mia collega, che non ringrazierò mai abbastanza, s'è offerto di prendere la sua macchina e di andare in giro per tutto il parcheggio del centro commerciale a cercarla.
Poi l'abbiamo trovata.
Poi mi sono ricordata che io non ricordo mai dove lascio la macchina.
Poi sono tornata a casa e miei hanno deciso che domani mi portano e mi vengono a prendere.
In tutto ciò, con 11-12 ore al giorno di lavoro da fare, devo studiare per l'esame che ho mercoledì.
Che se non passo devo sganciare un'altra rata universitaria.
L'avevo detto sarebbe stato un gennaio de fuego.

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martedì, 01 gennaio 2008
Da oggi la mia stanza ha un nuovo cartello d'ingresso.
Felice duemilaeotto, YEAH!


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