venerdì, 29 giugno 2007
Senza dubbio il mio più bel concerto dopo anni.
Non che gli altri fossero stati noiosi o al di sotto delle aspettative, semplicemente questo è stato qualcosa di speciale.
Come sono stata allegra, contenta e spensierata ieri sera sotto a quel palco non lo sono da tempo.
Come sono stata bene senza far caso a spintoni e gomitate, incurante della folla ma con orecchie ed occhi solo ed esclusivamente per loro mi era successo solamente nel '99, al mio primo concerto dei MetallicA.
Grazie Murphys, perché avete suonato bene.
Grazie Murphys, perché ho cantato tutte le canzoni.
Grazie Murphys, perché sono stata in prima fila fino alle ultime 4 canzoni.
Grazie Murphys, perché la quartultima canzone era Spicy McHiggis e io con altre trenta ragazze siamo salite sul palco.
Grazie Murphys, perché vi sono stata talmente vicino che vi ho potuti guardare e abbracciare uno per uno.
Grazie Murphys, perché siete i migliori.
Grazie Murphys, perché il vostro pipesman Wallace ed il buon Ken Casey sono rimasti con noi del pubblico fino a mezz'ora dopo la fine del live.
Grazie pipesman e grazie Ken perché mi avete autografato il biglietto d'ingresso.
Grazie pipesman, perché ti sei lasciato abbracciare e baciare limitandoti ad una faccia da "Oddio è pazza, toglietemela di dosso!" invece che scappare urlando.
Grazie pipesman, perché sei stato troppo avanti quando prendevi per il culo la poveretta che ci provava con te.
Grazie pipesman, perché hai detto che apprezzi molto la birra italiana. Come si chiamava? Mmm... mmmoretti!
Grazie pipesman perché saresti l'uomo della mia vita.
Grazie Jenni per essere venuta con me ed esserti divertita anche tu dal primo all'ultimo minuto.
Grazie anche alla fusion perché non ci ha tradite durante il viaggio.

Voglio ritornare a ieri sera.

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mercoledì, 27 giugno 2007
-1
Sò in fibrillazione.


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domenica, 24 giugno 2007
Questo Litha è passato un po' sottotono.
A parte il picnic di sabato scorso, poca festa e tanta introspezione.
Ho avuto modo di riflettere su di me, su cosa voglio, su cosa devo aspettarmi, su cosa devo lavorare. Al di là di questioni più prettamente tangibili come possono essere lavoro ed università, mi sono fermata a tirare le somme di quello che sto vivendo.
In un modo o nell'altro.
Ho concluso che prima di concentrarmi sul resto del mondo, di cercare chissà cosa da terzi devo trovare tutto quello di cui ho e potrei aver bisogno in me stessa.
Penso di aver scelto la strada più difficile ed impegnativa.
Penso anche che le intenzioni sono buone ma ora c'è anche da lavorarci seriamente e devo capire anche come.
Penso che tutto sommato ce la farò, all'alba dei 24 anni il minimo che potessi fare era rendermi conto di me, dei miei limiti e delle mie potenzialità.
A 360°.
Falling in love with myself. It's time to.
In tutto ciò, giovedì sarà giorno di grande gaudio.
Finalmente verbalizzerò Haus.
Non lavorerò (in compenso lo farò mercoledì dalle 6 e mezza alle 14:00).
Andrò a vedere i Dropkick Murphys.
I DROPKICK MURPHYS!
Era da marzo che mi mangiavo le mani per essermi persa il concerto a Bologna, già mi ero messa in testa di andare fino in Svizzera a buttare via un sacco di soldi per vederli una mezz'ora in qualche superfestival.
Invece vengono in Italia. Io ci sarò!
YEAH!

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mercoledì, 20 giugno 2007
Avanti con la categorizzazione dei clienti "tipo" che vengono a comprare il pane al supermercato. Perché qui non ci si annoia mai!
Categoria numero 3:
Il Capitano della Nave
Nome singolare, effettivamente non sapevo bene bene come identificarlo. Di cosa si tratta? Generalmente è un uomo di età variabile ma mai troppo in là con gli anni. Arriva spavaldo davanti al banco del pane, attende con serafica pazienza il suo turno studiandoti attentamente, con gli occhietti affilati e un'aria di sfida.
Serena si rende conto a breve della sua presenza e si domanda anche un po' che tipo di problemi possa mai avere questo individuo. Inizia anche a pensare di avere una caccola che pende dal naso, a giudicare dallo sguardo di quello...
Appena arriva il suo turno è come se si illuminasse della Sacra Luce della Sfida, si schiarisce la gola ed inizia (ovviamente scordandosi di salutare, sorridere o qualsiasi altra forma di "introduce yourself"):
«Michetta, tre!»
Serena sbatte un paio di volte gli occhi basita dalla baldanza del soggetto, ma prontamente risponde con un Sissignore e si appresta a prendere un sacchetto e recuperare le michette. Una volta recuperate tutte e tre il Capitano non esita a continuare.
«Maggiolino, due!»
Serena sempre più perplessa annuisce, incapace di rispondere alcunché e limitandosi a recuperare il pane ed insacchettarlo. E così avanti.
«Fraschetta, cinque!»
A quel punto Serena inizia a ridacchiare come una scema, ovviamente mentre è girata a recuperare il pane e nessuno dei clienti la può vedere, forte della sua Epifania.
Stiamo giocando a Battaglia Navale del Pane!
L'impulso di consegnare il sacchetto ben chiuso con dentro tutti i panini dicendo:
«Colpito e affondato signore!»
ma poi si trattiene, forse temendo di doversi anche fare una trentina di flessioni per aver ardito una risposta velatamente canzonatoria.
Categoria numero 4:
Il bimbo terrorizzato
Una categoria che fa anche un po' tenerezza. Può essere sia maschio che femmina, caratterizzati entrambi da tenera età.
Arrivano timidi al banco del pane, guardandosi attorno e voltandosi di tanto in tanto a controllare che nel frattempo la mamma o il papà non siano spariti per sempre nell'oblio del corridoio dell'acqua minerale.
Prendono il numerino con una cautela infinita, numerino che dopo 30 secondi in quelle infantili mani si insudora completamente, probabilmente per l'ansia da prestazione da pane.
Arrivato il loro turno alzano timidamente la mano, controllando che non ci sia qualche orco cattivo nelle vicinanze, provvisto di numerino, che voglia scavalcarlo. Si sporge verso di te (sporcando il vetro del bancone, mannaggia la diocesi) e sussurra arrossendo:
«Volevo quattro panini per favore»
Serena sorride accondiscendente, lasciando perdere la solita battuta del "Sei nel posto giusto!" che potrebbe mandarlo in tilt definitivamente e si avvicina al tenero pargoletto chiedendo che tipo di pane deve comprare.
Il bimbo ora suda visibilmente, evidentemente i genitori l'hanno minacciato di chissà quale atroce tortura per infanti se avesse sbagliato tipologia o quantità di questo benedetto pane. Inizia a balbettare vivacemente, poi dopo un paio di respiri profondi riesce a dire:
«Mezzo pane toscano e... e... due arabi!»
Con cadenza da poesia di Natale e con grande esplosione di gioia e soddisfazione una volta raggiunta la parola "arabi". Passa il resto del tempo a sorridere e gongolarsi per la propria bravura e, una volta acchiappato il sacchetto, corre dalla mamma improvvisando una danza della vittoria.

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lunedì, 18 giugno 2007
Finalmente ho passato Informatica Applicata alla Musica.
Dopo due anni di tentativi con anche un paio di 17 in attivo, ce l'ho fatta.
Un merdosissimo 18 che mi abbassa la media dal 26 abbondante al 25,3.
Ma chissenefrega, ora sono a meno due.
Ancora due esami, la laurea e poi ci sono.
Ho passato Haus!
Ho passato Haus!
Adesso vado a scrivermelo in fronte!
Adesso si festeggia.
Adesso però si guardano anche gli appelli degli altri due esami.

Mi sento così. Libera e leggera.

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universitĂ
domenica, 17 giugno 2007
Gli Dèi crearono il mondo.
McGyver lo fece funzionare.
Chuck Norris deciderà quando farlo finire.
Lo trovo geniale.

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genialitĂ ,
quisquilie e pinzillacchere
martedì, 12 giugno 2007
Cioè ma voi ve la ricordate questa pubblicità?
Era la mia preferita!

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genialitĂ
venerdì, 08 giugno 2007
E'.
Iniziato.
Sbirrando.
STOP
E' iniziata la stagione.
Delle Feste della Birra.
STOP
E mò non ci sono cazzi per nessuno.


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beer mania
martedì, 05 giugno 2007
Son giornate che passano strane, la settimana spaccata con un colpo d'ascia.
I primi giorni sono scanditi da un generale senso di lentezza, di costrizione a fare determinate cose, di riflessione.
Gli ultimi giorni son da viversi in apnea, chiudendo forte gli occhi su molte cose ed accontentandosi di quello che rimane.
Mi sono infilata in qualcosa che c'è ancora da capire bene se è vita o no.
Son giornate che passano strane, per dirla con gli Iron Maiden - che per inciso non ho volontà di ascoltare da almeno5 o 6 anni - sands are flowing on the lines are in your hands.
Ho la testa piena di cose che mi piacerebbe fare ma che in una maniera o nell'altra mi sono impossibili.
Ho il giorno pieno di cose che mi fanno storcere il naso ma che in una maniera o nell'altra devo fare.
Mi sono infilata in qualcosa che c'è ancora da capire bene come porvi rimedio.
Sento forte il rumore del bastone che chi vive con me sta tenendo, inconsapevolmente o meno, tra le mie ruote. In tutto ciò non sono scoraggiata, sono solo più incattivita.
Per dirla stavolta alla Ben Harper - che per inciso a differenza dei primi ho la volontà di ascoltare di tanto in tanto - and if you don't like my fire then don't come around, cause I'm gonna burn one down.
L'unica cosa che davvero riesce a scoraggiarmi un po' è l'esame del 14.
Sempre il solito esame che non passo mai.
Mah, vedremo.

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venerdì, 01 giugno 2007
Ogni posto di lavoro ha le sue peculiarità.
La cosa bella - allo stesso modo è anche brutta - di stare dietro al banco del pane, a diretto contatto con la gente, è osservare le "categorie" che ti si presentano durante la giornata.
Sarebbe impensabile, dopo solo un mese di lavoro (per un totale di 12 giorni effettivi passati lì) riuscire ad estrarre l'essenza del cliente in poche righe.
Mi limiterò ad elencare una o due categorie che spiccano - e quindi possono essere notate prima - rispetto alle altre.
Categoria numero 1:
Il brillante ed in carriera uomo di mezza età.
Si presenta in zona panetteria con la cesta - il carrello fa troppo casalinga! - piena rasa ma tanto lui è omo e resiste senza dar segno di affaticamento. Ha l'auricolare e non la finisce più di telefonare, nella mano libera un palmare per chiedere alla moglie / fidanzata / mamma / segretaria che pane deve comprare. In tutto ciò stacca nella fretta almeno otto bigliettini coi numeri, manda nel panico tutta la fila e puntualmente non s'accorge che è stato chiamato (nonostante si sia munito di una schiera di bigliettini) se non almeno quattro o cinque decine in ritardo.
«Buonasera signore, mi dica»
«Sì... no.... domani sono libero dalle 11:20 alle 11:22... sì un attimo signorina, arrivo»
«Sì...» [pensiero non espresso: Ma porco il clero, non mi puoi dire in tre secondi che pane vuoi e continui a fare l'uomo impegnato lontano da qui?]
Passano svariati secondi, il resto della clientela inizia a manifestare malumore.
«Mi scusi signore, toccherebbe a lei. Che pane vuole?»
Dopo un paio di sbuffi, qualche altra parola a caso e un paio di gesti eloquenti che vorrebbero mandarmi a quel paese [p.n.e.: Ma se ti becco fuori da qui ti palleggio i coglioni con le scarpe antinfortunistiche per una settimana, testa di cazzo!]
«Sì dunque vorrei quel pane lì... sì quello, anzi no quello ha troppa mollica dammi quello là, la rosetta. Anzi no la rosetta no che mi si ammoscia stasera... senta vado a prendere il pane già confezionato, arrivederci»
Serena diventa per un istante bordeaux, gli altri clienti si spaventano.
Serena respira a fondo, gli altri clienti respirano assieme a lei, tipo terapia di gruppo.
Serena sorride di un sorriso che assomiglia molto ad un "Vieni ancora a chiedermi il pane, stronzo, che prendo tutte le baguette che hanno appena sfornato e te le infilo su per il...".
«D'accordo signore, grazie e arrivederci!» [p.n.e.: E vaffanculo!]
Categoria numero 2:
Il vago.
Non ha un sesso predefinito e nemmeno un'età standard. Capita che arrivino a 20 anni o a 80. Si presenta in zona panetteria con l'aria di chi non sa dov'è e cosa stia facendo, ma soprattutto non dice una parola. Solitamente, al contrario della prima Categoria, in orari in cui c'è calma piatta.
Arriva, si ferma di fronte a te e ti guarda.
«Buongiorno mi dica tutto!»
«Sssssì, buongiorno... vorrei del paaaane»
Il tutto detto con estrema lentezza e sempre con aria un po' trasognata. A tratti si può pensare d'avere a che fare con un sonnambulo.
Serena assottiglia lo sguardo e si volta verso destra, poi lentamente si volta verso sinistra, infine si gira a guardare le enormi ceste di pane alle proprie spalle.
«E' nel posto giusto, mi dica»
Come un'epifania che scende lentamente dal cielo, questo cliente assume pian piano un'espressione più cosciente di sé e di ciò che sta attorno. Il tono acquista un fiiiiilo impercettibile di baldanza.
«Mmmh non saprei... facciamo mezzo chilo di paaaaaane»
Serena sorride di un sorriso comprensivo, in fondo il pane qui è tanto.
«Che tipo di pane vuole?»
Lunghi attimi di silenzio imbarazzante.
Serena continua a guardarsi un po' attorno, facendo attenzione a non stare proprio lì in traiettoria tra Il Vago e il pane.
«Non sooooo, faccia leeeeeeei»
Serena sospira, prenda il sacchetto da mezzo chilo e prende il pane più vicino al suo braccio.

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