domenica, 29 gennaio 2006
Come si dice bene in questi casi: chi la dura la vince.
E si dà il caso che io abbia proprio vinto, sì sì.
Tutti i miei pensieri giornalieri, le mie disperazioni, il mio struggimento per la lontananza, la mia voglia folle di tornare, il mio chiodo fisso perenne.
* puff *
Sì è materializzato.

Lahinch, Cliffs of Moher, Aran Islands.
Galway.
AAAAARRIIIIIIIIVOOOOOOOOOOOOOO

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venerdì, 27 gennaio 2006
Giornata semi buttata nel cesso... sono le 18:00 passate e ancora non mi sono decisa a studiare. Ma tant'é che sono bloccata in casa causa neve, volendo ho ancora moooolte ore per recuperare il tempo perduto.
Martedì ho il primo esame di questo 2006, Economia dei Beni Musicali, corso tenuto dal professor Franco Fabbri.
Più vado avanti più i sentimenti per la mia STCM si fanno contrastanti. Delle cose negative ne ho già abbondantemente parlato più volte.
Ma non ho mai accennato, almeno non qui, al fatto che STCM sia un punto nel quale si ritrovano dei professori che sono davvero grandi. Grandi menti, grandi personalità, grandi professori, grandi appassionati di ciò che fanno, grandi persone.
Il primo che voglio citare è il mio professore di Fenomenologia del Linguaggio Musicale e Pedagogia della Musica: Paolo Cattaneo. Laureato in architettura, grande chitarrista jazz, pedagogo al San Carlo Borromeo a Milano.
Non dimentichiamo il professore di Psicofisiologia della Percezione Musicale, il bolognese Antonio Mancuso (sebbene il nome suggerisca diverse origini), che mi ha aperto gli occhi sul mondo delle onde sonore e della percezione uditiva. Cose che non avrei mai pensato che avrei capito a fondo.
E lo vogliamo dire che Goffredo Haus, professore di Informatica Generale e di Informatica Applicata alla Musica, oltre che Deus Ex Machina di STCM, è la persona sulla quale ogni studente in difficoltà può fare cieco affidamento qualsiasi problema nasca nel CdL? E che mi sta attualmente aiutando per farmi riuscire a concludere una questione importante per i miei Stage?
Ultimo ma non ultimo il già succitato Franco Fabbri, professore appunto di Economia dei Beni Musicali. I meno giovani ricorderanno sicuramente un gruppo chiamato Stormy Six, per intenderci quelli di Stalingrado. Ecco, lui era il chitarrista del gruppo, oltre che una mente eccelsa del mondo della musica e dell'industria della musica.
Davvero persone speciali, di quelle che sanno come trasmetterti l'amore e a voglia di studiare quello che ti stanno spiegando. Di quelli che hanno tanto da raccontare soprattutto perché tanto hanno fatto per quello in cui hanno creduto. Di quelli ai quali non pensi solamente perché devi passare l'esame e verbalizzare quel dannato voto che prenderai, ma che prendi come tuoi esempi personali nella vita.
Beh... nel frattempo vediamo di provare a passare questo esame.
Andiamo a studiare va.

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domenica, 22 gennaio 2006
Grazie a due personcine (Mori e Dé)
che mi hanno fatto tornare in mente questa fantastica canzone
che mi ha riportato là
dove ogni giorno spero di tornare.
Le foto sono scattate da me, dal Ring of Kerry.
Le parole sono ovviamente dei Modena City Ramblers.

Ho sognato che il vento dell'Ovest mi prendeva leggero per mano,
mi posava alla fine del mondo tra isole e terre lontane.
Camminavo al tuo fianco sul molo guardavamo le barche passare,
mi cantavi una musica dolce più dolce del canto del mare.
L'orchestra suonava "The Blackbird" nel bar sulla strada del porto,
i pescatori gridavano forte fra il vino, la birra e le carte.
Raccontavi le storie di viaggi, di strade, di amici caduti,
ci amori incontrati lontano e di amori che il tempo ha perduto.
E i giorni correvano e il tempo nel sogno volava,
stringevo la donna delle isole, ballavamo leggeri nell'aria.
E i giorni passavano e l'oceano li stava a cullare
e il vento alla fine del mondo portava un canto del mare.
Seduti fra pietre e brughiere guardavamo i gabbiani volare
raccontavi la storia del bimbo che un giorno scappò con le fate.
Ma il vento dell'Ovest chiamava ed il cielo d'Irlanda svaniva,
mi svegliai in una stanza deserta ubriaco mentre il sogno finiva.
E i giorni che passano sono lunghi e coperti di nero
mi trascino perduto nei vicoli a maledire una terra straniera
E i giorni son secoli aspettando di poter tornare
di nuovo alla fine del mondo cullato dal canto del mare.


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giovedì, 19 gennaio 2006
Saghe d'Irlanda ~ Le Storie delle Invasioni CARTINA
Come le storie antiche si trasmisero in Eriu: storia di Tuan figlio di Carell - PARTE SECONDA
Dopo che ebbi assunto l'aspetto animale, fui principe dei cervi di Eriu: grandi branchi mi attorniavano, qualunque cammino seguissi. Così trascorsi la vita ai tempi di Nemed e dei suoi discendenti. Ecco quale era stato il loro viaggio. Partiti con una flotta di trenta barche, ciascuna con trenta persone, dopo che per un anno e mezzo erano andati alla deriva sul mar Caspio, avevano fatto naufragio: quanti non erano periti tra i flutti erano morti di fame e di sete. Nove soltanto scamparono e giunsero in Eriu: oltre a Nemed, quattro uomini e quattro donne. Tuttavia, ebbero in seguito tanti figli, si moltiplicarono, e il loro numero aumentò fino a raggiungere la cifra di quattromila e trenta uomini e quattromila e trenta donne. Poi morirono tutti. Io, intanto, decrepito, avendo raggiunto l'estrema vecchiaia, fuggivo gli uomini e i lupi. Un giorno, mentre ero solo nella mia caverna - lo ricordo ancora - seppi che il mio corpo mutava nuovamente. Trasformato in cinghiale, cantai:
Oggi cinghiale tra gli armenti, signore possente dai grandi trionfi, fui un tempo tra le genti di Partholon nell'assemblea che regolava i giudizi.
Il mio canto era piacevole a tutti, gradito alle donne giovani e belle; avevo un carro maestoso e splendente, grave e dolce la voce nel lungo cammino; rapido il passo, senza timore al combattimento e all'assalto: ieri ebbi volto bello e radioso, oggi, sono nero cinghiale!
E' vero, fui sotto forma di cinghiale. Ritornato giovane, riacquistai il buon umore. Ero il re dei branchi di Eriu; e nuovamente mi aggirai attorno alla mia dimora, nel territorio degli Ulaid, là dove tornavo d'abitudine quando il carico degli anni mi faceva ricadere nella vecchiaia e nella senescenza. Mutavo infatti aspetto sempre nel medesimo luogo; per questa ragione vi tornavo, perché il mio corpo si rinnovasse. Poi Semeon figlio di Starn di impadronì di Eriu. Da lui discendono i Fir Domnann, i Fir Bolg e i Galeoin, che abitarono l'isola per qualche tempo. Intanto, decrepito, avevo raggiunto la senescenza. Lo spirito era affaticato, impotente a fare ciò di cui prima ero capace; vivevo solo nelle caverne buie e tra le rupi deserte. Andai allora nel luogo dove ero solito tornare e digiunai tre giorni, come sempre avevo fatto. In capo a quel tempo, proprio perché le forze mi venivano a mancare, fui trasformato in un grande rapace e presi la forma di un falco di mare. Il mio spirito tornò gaio, fui nuovamente capace di tutto. Divenni inquieto e vivace, volavo per tutta l'isola, scoprivo ogni cosa. Cantai questi versi:
Oggi falco di mare, ieri cinghiale, Dio che m'ama mi diede questa forma. Vissi tra i branchi dei cinghiali, oggi, sono tra gli stormi d'uccelli.
Beothach figlio di Iarbonel il profeta s'impadronì poi dell'isola, dopo aver vinto le stirpi che l'occupavano. Discendono da lui i Tuatha De, dei quali i sapienti non sanno l'origine. E' probabile che la spedizione sia venuta dal cielo: si spiegherebbero così la scienza e la superiorità della loro erudizione. In quanto a me, restai a lungo in forma di falco. Ero ancora sotto quell'apparenza quando giunse l'ultima delle razze che si impadronirono di Eriu, i figli di Mil, che strapparono l'isola ai precedenti invasori. Mi trovavo dentro la cavità di un albero sopra un corso d'acqua, lo spirito abbattuto, incapace di volare. In questo stato, digiunai nove giorni. Poi il sonno si impadronì di me, e fui trasformato in un salmone di fiume. In seguito Dio mi pose nell'acqua, vissi e fui a mio agio, vigoroso e ben nutrito. Abile nel nuotare, sfuggivo ai pericoli e alle trappole: le mani del pescatore, le grinfie del falco di mare, le lance da pesca. Le cicatrici delle loro ferite segnano ancora il mio corpo. Un giorno Dio, mio protettore, pensò fosse tempo di porre un termine al mio stato. Tutte le bestie mi inseguivano, non c'era un tratto di fiume in cui non m'imbattessi in un pescatore con la sua rete. Uno finì per catturarmi; mi portò dalla moglie di Carell, re del paese. Ricordo bene: fui messo sulla griglia, arrostito. La regina, che voleva del pesce, mi mangiò tutto intero, e io mi ritrovai nel suo ventre. Ho conservato memoria del tempo in cui rimasi nel grembo della donna, delle conversazioni che si tenevano nella casa, di quel che si faceva in Eriu in quei giorni. Ricordo quando, nato alla luce, cominciai a parlare come ogni uomo, ricordo come mi fossero noti tutti gli avvenimenti che si erano succeduti. Fui profeta, e mi si diede un nome: Tuan figlio di Carell. Poi Patrizio venne con la fede in Eriu. Ero molto vecchio: mi battezzarono, e io credetti, tutto solo, al Re degli Elementi.» E' da Tuan figlio di Carell che procede ogni storia, ogni antica genealogia dell'isola di Eriu.
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domenica, 15 gennaio 2006
Prendi le tue mani e avvicinale.
Guarda, ascolta, muovi
cambia, plasma
crea.
Inventa.

Ogni volta che lo faccio mi sento sempre più grande.
Trovo quella realizzazione, quella completezza che tanto mi manca.
Sento che da lì posso tenere sotto controllo qualsiasi cosa.
Il mio mondo senza confini che io non conosco, ma percepisco.
VOGLIO farlo ancora.
E ancora, e ancora.

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mercoledì, 11 gennaio 2006
Cinque strane Abitudini
Regolamento: Il primo giocatore di questo gioco inizia il suo messaggio con il titolo "Cinque Strane abitudini" e le persone che vengono invitate a scrivere un messaggio del genere (N.d.R.) sul loro blog a proposito delle loro strane abitudini devono indicare chiaramente questo regolamento. Alla fine dovrete scegliere 5 nuove persone da indicare e linkare il loro blog o web Journal. Non dimenticate di lasciare un commento nel loro blog o journal che dice "sei stato scelto" (se accettano commenti) e ditegli di leggere il vostro.
1» Quando mi soffio il naso, poi vado sempre a tastare con le dita la narice sinistra, dove c'é il piercing. Ho sempre il terrore che qualche castagna rimanga appesa all'anello! (mi viene in mente Elio e le Storie Tese, chissà perché :P)
2» Al mattino, in bagno, mi lavo e mi vesto rispettando SEMPRE lo stesso rigoroso ordine di gesti: bidé, creme varie, ascelle, viso, crema viso, deodorante, denti. Poi inizio con mutande, calze, pantaloni, reggiseno, maglietta, felpa (beh, poi dipende quello che mi metto, ma le "aree semantiche" sono sempre le stesse). Se per sbaglio faccio qualcosa al posto sbagliato, mi si storta tutta la giornata.
3» Quando faccio un brindisi, sto molto attenta alle "regolamentazioni". Con un normale bicchiere, sempre guardare negli occhi la persona con la quale stai brindando, poi battere il il fondo del bicchiere contro una qualsiasi superficie orizzontale in un numero dispari di volte. Se il bicchiere è di plastica o di carta, non lasciare che nel brindisi i bicchieri si tocchino tra loro, mettendo a contatto i palmi delle mani. Altrimenti porta una sfortuna maledetta!
4» Nel tragitto stazione dei treni - università ho dei punti ben precisi dove piazzarmi per aspettare prima il pullman e poi la metropolitana. Durante il primo anno di corsi ho studiato attenramente il tragitto, scoprendo i luoghi esatti dove mettermi per beccare, al cambio successivo, o l'uscita più vicina, o le scale mobili.
5» Quest'abitudine è arrivata forzatamente di recente, e forse più che essere strana è ossessiva: ormai prima di mangiare (per me cucino sempre io) peso TUTTO quello che poi ingerisco, anche se so esattamente quanti chili pesa. Un gesto meccanico quasi.
Passo il testimone a
¬ ErestorFolletto (perché sì)
¬ JudasIscariot (chissà cosa potrebbe uscirne fuori!)
¬ Carboncino (pensavi di restarne fuori, eeeh?)
¬ Morgaine11 (ghghghgh)
¬ Billingham (fallo dove vuoi, ma fallo!)

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venerdì, 06 gennaio 2006

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La Befana vien di notte Con le calze tutte rotte Viene e bussa alla tua porta Tu sai dirmi che ti porta?
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Mica m'ha portato nulla, a me...
E io che volevo le caramelle, come quando ero piccolina!
BUONA BEFANA A TUTTI!

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martedì, 03 gennaio 2006
Sticazzi, che capodanno, che capodanno!
Tornata la sera del primo di gennaio, solo ora riesco a recuperare la via del blog, anche grazie all'influenzona beccata dormendo coi piedi bagnati appiccicati al freddissimo finestrino. E per le strade alpine, il freddissimo era inequivocabilmente un "freddo della madonna".
Grande l'HofBrau, casinaro ed "italianizzato" proprio come me lo ricordavo. Peccato che, come l'altra volta se non peggio, i buttafuori sono sempre lì pronti come avvoltoi a sedare ogni minimo accenno di troppa allegria.
Quel posto potrebbe regalare molto altro, senza quei bestioni che fanno da gestapo. Vabè che siamo nella città dov'é nato il nazismo, però mi pareva che fosse finita male la questione...
Ancora più grande l'Augustiner, che conferma il posto d'onore acquistato al primo incontro nel mio cuoricino.
Grande atmosfera, grande birra (meglio ancora che l'HB), grande "cibo tradizionale bavarese sostanzioso" e grande compagnia.
Compagnia che si estende dai compagni di viaggio al buon Billingham, col quale dovrò coordinarmi meglio la prossima volta per ubriacarci la stessa sera e non a sere alterne.
Compagnia che prosegue nella figura dello scozzese col kilt, che subito s'é messo a parlare di rugby al tavolo di Stupendingham. Peccato il non avergli chiesto nulla riguardo le mutande, peccato davvero.
Compagnia che chiude in bellezza coi due tedeschi di Francoforte, soprannominati Vodafone (il nome suo originale era Tim) e 892 (perché ci ha confessato candidamente che questi sono gli unici tre numeri imparati in Italiano grazie ad una pubblicità). Due diciottenni, anzi uno era diciassettenne, che in meno di tre ore si sono bevuti 4litri di birra a testa, e poi ci hanno più o meno agilmente accompagnato su una collina di fronte all'Olympia Stadium ad osservare il tasso di napoletanità che i bavaresi hanno nel sangue.
Grande anche la sosta ad Innsbruck il giorno dopo, grandissimo Tommi che ha ritrovato la strada per il ristorante scovato la scorsa trasferta, probabilmente l'unico aperto al primo di gennaio!
Grandi soprattutto gli knodel, dei quali ho fatto grande grande scorpacciata.
»Che capodanno!«
Spero di recuperare al più presto le foto,
che stavolta non ho fatto io ma Marcello,
per poterne postare qui qualcuna che merita sul serio.

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