♦ SCEMO CHI LEGGE ♦

martedì, 31 maggio 2005

Fire


Your element is Fire: Strong, hot tempered,
powerful, and passionate. Well now lets see,
being fire you are quite strong and powerful,
people look up to you greatly and often seek
your protection. You have the ability to gain
many friends and you are always one people can
count on to do what you say you will do. You
are extremely loyal be it friends or family
you'll stick up for them and you are never
willing to put them in a position that could
hurt them. You know what roll you play in life,
leader, and you intend to let people know it.
Not everyone is capable of leadership but you
certainly have the willpower and flare to do it.
You have quite a temper if it shows itself, one
that can often lead you into trouble. Once your
mind is made up there is no changing it
but no one said that was a bad thing.


.:-|What is your true element?|-:. brought to you by Quizilla

Ma quanto mi sconfifferano questi quiz assolutamente senza un senso!
Allora, sono o non sono così? Eh? EH? (h)


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domenica, 29 maggio 2005

C'era un vecchio goloso di Albano
le cui figlie coi Turchi folleggiavano
inventando sempre nuove tecniche erotiche
però mangiando unicamente cotiche
il che stupiva quel vecchio di Albano

Questo limerick, sul quale torneremo specificamente più avanti, è, appunto, un limerick; parliamo dunque innanzitutto di limericks in generale.
Limerick è una città irlandese a 123 miglia da Dublino e a 25 da Tipperary, sul fiume Shannon. Il Venerdì del Robinson di Defoe ebbe a Limerick una brutta avventura, nel 1964 (secondo altri, verso la fine del 1963). 'Non molti anni dopo il caso di Venerdì, nell'osteria di John The Gray O'Tuomy (Sean O'Tuama) in Mungreen Street, se l'oste e il suo amico Andrew Magrath (Aindrias Mac Craith) si scambiarono strofette con lo schema anapestico AABBA: l'incantevole schema che da quell'osteria, diffondendosi per il mondo come un delizioso odore di soffritto, è da allora aleggiato come il più puro e insensato vapore dell'umano senno'. Questa citazione (come altre notizie storico-geografiche) è tratta dallo studio Limerick e nonsense di Paolo Debenedetti, "Il Bimestre", n. 16-17, settembre-dicembre 1971.
Sembra che lo schema anapestico AABBA abbia tradizioni secolari nella metrica irlandese; a parte le tenaci fortune locali, il limerick ebbe la sua prima ora di celebrità nei paesi di lingua inglese, cioè nell'intero mondo civilizzato e colonizzato, con Edward Lear (1812-1888). Sembra che Lear non sapesse nemmeno di star scrivendo dei limericks: non li chiamò limericks, bensì nonsense.
Una cosa da aggiungere: il limerick probabilmente ebbe già qualche sfumatura o tendenza all'osceno (vista la sua nascita in un'osteria), e largamente si presta oggi alle oscenità. Una rigorosissima scelta di limericks osceni si trova nel Some limericks di Norman Douglas, notiamo che in percentuale altissima, rasente al 90 per cento, partono dal riferimento a un nome di luogo (o topònimo).
Ma sono davvero i limericks una specialità esclusiva angloirlandese?
La risposta è sì, con alcune riserve.
Per esempio, quando il poeta milanese Balestrieri scrive:

El diseva on curat de Normandia:
'In sta gran carestia'...

ha un piede sulla soglia dell'osteria di Sean O'Tuama in Mungreen Street; meglio ancora, quando una villotta friulana fa riferimento a Montegalda per parlare di una morosa che ha una tetta fredda e una calda; o una strofetta largamente diffusa nell'Italia settentrionale fa riferimento a Villafranca per parlare di una morosa che ha una tetta nera e una bianca; o una ninna nanna cremonese fa riferimento. 'din don', alle campane di Pisigheton (Pizzighettone), e specifica che, di queste campane, una suona, l'altra balla, l'altra fa i cappelli di paglia (e nella versione pavese della stessa ninna nanna si restituisce il riferimento, informando che gli abitanti di Cremona pestano l'erba buona); qui abbiamo, se non mi inganno, almeno due delle gemme che brillano sulla corona imperiale dei limerick: l'insensatezza e il riferimento geografico.
La toponomastica medievale, di quando l'Inferno stesso costituiva un capitolo di geografia, e le mappe segnavano l'isola dove San Brandano vide i regni oltremondani (isola che fu anche oggetto di clausola in un trattato, nel quale venne ceduta al Portogallo).
Molti hanno qualche idea sulla relatività del tempo; qualcuno comincia ad avere qualche barlume sulla relatività dello spazio; il limerick no; il limerick postula la buona fede scambievole, tra chi parla e chi ascolta, che il luogo di cui si parla esista veramente, non relativamente. L'uomo di Capo Horn, che non avrebbe mai voluto essere nato (born), e si mise a sedere su una seggiola finchè morì di disperazione, o la giovane signora di Riga, che sorrideva cavalcando una tigre (tiger) - ritornarono dalla cavalcata con la signora dentro, e il sorriso sulla bocca della tigre - non avrebbero senso se non fosse chiaro e sottointeso, per buonafede scambievole tra chi racconta le avventure dell'uomo triste e della signora sorridente, e chi le ascolta, che Capo Horn è l'estrema punta meridionale dell'America del Sud, situata in un'isola sterile e rocciosa, e che Riga è un alacre porto, capitale della Lettonia. E che senso avrebbe parlare di tette fredde e calde, bianche e nere, o di campane che intrecciano paglia, o di cittadini che pestano l'erba buona, se l'ascoltatore non avesse ben presente, alla stessa stregua del narratore, la reale esistenza di Montegalda, di Villafranca, di Pizzighettone, di Cremona? Se no, tette campane ed erba resterebbero campate per aria. O no?

Storia confidenziale della letteratura italiana, Giampaolo Dossena.


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sabato, 28 maggio 2005

Ieri grande Festa di Primavera alla facoltà di Agraria... ImPoLLiNiAMoCi!

si si, impolliniamoci tutti!!

Grande ressa, grandi bancarelle con cibo multietnico, grandi salamelle per grandi stomaci, grande sangria... il vino era un po' troppo chimico, non sono riuscita a berlo, e mi dolgo parecchio di ciò, ma insomma... la birra purtroppo me la sono persa, ma degne e più che attendibili fonti hanno sentenziato che era una Signora Birra, con la F maiuscola ¬¬°.

miiiiiii che pezziiiiioooo che c'era!

Certo, bere sangria (che anche solo a respirarla iniziavi a sversarti) con lo stomaco certo non vuoto ma nemmeno troppo sazio, sotto al sole e coi 32° che c'erano ieri, è stata un'esperienza di quelle importanti, impegnative.
E c'è da dire che la Sangria che facciamo noi soci (di solito io Jenni, Tommi e Joo) è di GRAN LUNGA più buona... ma insomma noi ne prepariamo massimo una decina di litri per volta, lì si trattava di almeno un centinaio di litri quindi immagino che mantenere le proporzioni degli ingredienti sia più complicato.

e noi siamo troooooppo avanti!

Io e Jenni, che d'ora in poi in queste manifestazioni saremo conosciute come il Gatto e la Volpe, abbiamo avuto due colpi di fortuna/genio che ci hanno fruttato anche un po' di sano divertimento supplementare, oltre che ad un non irrisorio risparmio per i nostri portafogli...
Jenni in coda per recuperare le amate salamelle per veri uomini: le piazzano in mano i panini, e la lasciano nell'altra mano i biglietti... biglietti che, una volta raggiuntami alla coda per er buffet del cibo multietnico, mi mostra con aria furtiva e complice. Fico! Li abbiamo rivenduti per il loro prezzo originario a due ragazzi, risultato: salamella gratis!!
Io con in mano il famoso vino acetoso
"Oh Jenni, a me questo vino fa troppo schifo... bevilo tu"
*No no Sere, fa schifo anche a me, buttalo via*
"Ma no, non si butta via il vino dai, non me la sento"
[notare la bellezza e l'onestà del "non me la sento" :-)] .:nel frattempo ci voltiamo entrambe verso la bancarella della sangria.:
*Prova a chiedere se ti fanno uno scambio equo e solidale*
"Azzo Jenni, mi hai letto nel pensiero! Adesso vado"
.:e fu così che ebbi il mio bicchiere supplementare di sangria praticamente aggratis:.

viva la faccia tosta, viva il livello medio di rincoglionimento dovuto a caldo - vino - birra!

Dopo un altro po' di sano cazzeggio in quel di Agraria, appesantite e nemmeno troppo alticce (più che altro stonate dal sole e dal caldo) ci trasciniamo in stazione e raggiungiamo la nostra amata e ben più fresca Brianza.

ChE sToRiA!

Mi raccomando siore e siori, l'anno prossimo TUTTI presenti alla meravigliosa Festa della Primavera alla facoltà di Agraria, presso Città Studi a Milano... geniale! (L).(L)


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giovedì, 26 maggio 2005

Amor c'ha nulla amato amar perdona

Dicono che ad una fede non puoi attribuire virtù negative
Dicono che quando credi, devi credere fino in fondo
Dicono che una sconfitta è solo una transizione, che bisogna continuare a crederci
Dicono che ad avere fede, le soddisfazioni alla lunga superano le delusioni
Dicono che ci devi mettere amore e passione
Dicono che la dedizione deve animarti in ogni momento della tua vita
Dicono che la fede la devi respirare, mangiare, dormire, vivere
Dicono che la tua fede la devi sostenere soprattutto nei momenti no.

 

¬¬°
a volte però diventa difficile, ma noi continuiamo a sognare, a crederci, a tifare...
E anche se pare brutto in questo momento, la frase migliore per suggellare questo pensiero arriva proprio dai nostri avversari, che hanno vinto contro ogni aspettativa (soprattutto la mia). Ed in effetti l'abbiamo sempre usata, questa canzone, nella nostra fede.

.:°'YoU'LL NeVeR WaLk aLoNe'°:.


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lunedì, 23 maggio 2005
Comunicazione di servizio: ho cambiato "vestito" al mio blog... così è molto più irish, molto più TaRa!
yeeeeeah!

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lunedì, 23 maggio 2005

.~*°.:'fletto i muscoli e sono nel vuoto':.°*~.

 

 

Da oggi inizia ufficialmente il tour de force che accompagnerà i poveri e volenterosi studenti del secondo anno di STCM (per i profani: Scienze e Tecnologie per la Comunicazione Musicale). La mia personalissima tabella di marcia prevede 6 esami, SEI meravigliosi esami alla fine dei quali io, nei mesi di giugno e luglio, dovrei aver totalizzato la bellezza di 39cfu. Eh si perchè l'Università moderna va a punti e bollini, un po' come l'Esselunga. Solo che alla fine della raccolta, invece della pirofila ti arriva la laurea.

 

Laurea che ormai, per come la vede una povera studentessa della Statale di Milano, ha appunto lo stesso valore etico e morale di una pirofila dell'Esselunga. Tanto sarà lì che finirò a lavorare postlaurea, un po' come se mi fossi fermata al diploma di liceo scientifico =P.

 

Ah, è lo stress che mi dà questa luce così disillusa del futuro (ma forse non proprio a torto... anche se spero sempre di sbagliarmi nel pensarla così). E un po' a dire il vero è anche colpa della notizia, fresca di pochi giorni, che vede il signor Vasco Rossi investito della laurea honoris causa in Scienze della Comunicazione. Dallo IULM. Ma mortacci loro... ¬¬ ora non c'è più dignità nemmeno nel fare gli studenti universitari... altro che Del Piero al CEPU!

Ma basta, basta vi prego, non fatemi polemizzare, potrei offendere qualcuno... [ad esempio il genio che ha deciso di pubblicizzare l'Università privata IULM dando quel maledetto pezzo di carta a uno che nella sua vita ha imparato una sola lettera dell'alfabeto: la "EEEEEEEEEEEEEE!"]


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domenica, 22 maggio 2005

Ora, sei l’affanno il brivido la perdita
del ritmo regolare del respiro
Mi nascondo
dietro parole inutili
Righe parallele che non si incontrano
Destini quasi a perdersi
nell’infinito
E non fermarti adesso


Libero tu sei di essere libero di essere
Niente più niente più di un numero

Le conseguenze
che mi aspettano
nascoste dietro la luce soffusa
della stanza mi assalgono
comprimono il cervello
stringono la presa e mi confondo
non respiro più
lo sguardo cade su un particolare ormai dimenticato
la testa gira ferma tutto voglio scendere
da questa paranoia

Libero tu sei di essere libero di essere
Niente più niente più di un numero

sei quello che è stato sei il mio passato che non tornerà 
tutto quello che desideravo avere tempo fa
sei quello che è stato sei il mio passato che non tornerà 
tutto quello che 
desideravo avere tempo fa
sei quello che è stato sei il mio passato che non tornerà 
tutto quello che desideravo avere tempo fa

Ora che non sei più solo
ora che cosa c’è
l’incertezza di restare appeso ad un filo
con la paura di volare alto
confondo nello spazio
vuoto
ridendo mi nascondo
cado
non c’è più spazio per l’indecisioni
prendere o lasciare accettare
di cadere ancora
ancora


Libero tu sei di essere libero di essere
Niente più niente più di un numero

sei quello che è stato sei il mio passato che non tornerà 
tutto quello che desideravo avere tempo fa
sei quello che è stato sei il mio passato che non tornerà 
tutto quello che desideravo avere tempo fa
sei quello che è stato sei il mio passato che non tornerà 
tutto quello che desideravo avere tempo fa

mi sento ancora sempre troppo distante
ti vedo ancora sempre troppo distante

mi sento ancora sempre troppo distante
mi vedo ancora sempre troppo distante

Libero tu sei di essere libero di essere
Niente più niente più di un numero

sei quello che è stato sei il mio passato che non tornerà 
tutto quello che desideravo avere tempo fa
sei quello che è stato sei il mio passato che non tornerà 
tutto quello che desideravo avere tempo fa

sei

tu sei libero di essere
tu sei libero di essere
tu sei libero di essere!

 

 

Quanto può essere bella una canzone, quanti significati può assumere a seconda delle situazioni, delle persone, delle emozioni, dei momenti, degli attimi... questa canzone la voglio dedicare a me, e la voglio dedicare a tutti quelli che qui la leggeranno. E che ognuno la vesta come meglio vuole.
Perchè al di là di tutto, l'importante è o non è essere? (che problema shakespeariano ¬¬) Essere come la situazione ci richiede? Essere come vogliamo? Essere come vorremmo? Essere come qualcuno vorrebbe che fossimo?
A ognuno il suo...


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giovedì, 19 maggio 2005

Chi ha paura di Virginia Woolf?

Due protagonisti assoluti della scena italiana, Mariangela Melato e Gabriele Lavia, interpretano un classico del teatro del ’900.
Scritto nel 1962, Chi ha paura di Virginia Woolf? è il testo più famoso del drammaturgo americano Edward Albee, un’opera in cui l’ironia del titolo (nulla a che fare con la scrittrice, ma piuttosto con l’assonanza con una canzoncina per bambini in cui si canta “Chi ha paura del grande lupo – wolf, in inglese – cattivo?”) trascolora ben presto in tensione psicologica e amaro ritratto dell’uomo “moderno” e dei suoi rapporti con il prossimo. La paura diventa così quella di vivere una vita di false illusioni, di finti rapporti sociali, di tensioni difficili da nascondere anche e soprattutto all’interno del proprio nucleo familiare.
Al centro della vicenda una coppia di coniugi di mezza età e una di giovani, i quali, in un cottage di un’università americana, giocano al gioco della verità senza tenere conto dei possibili drammatici risvolti. Tra accuse, colpi bassi e verità nascoste, i quattro personaggi mettono a nudo se stessi e una società americana in crisi.
«Un testo molto bello – dice Mariangela Melato – e denso di significati che trovo molto importante e attuale».
«Un’opera per nulla banale – le fa eco Gabriele Lavia, nella doppia veste di co-protaognista e regista – che va a toccare luoghi sordidi e bassi di quella che Pirandello chiamava “la bestia umana”».

 

Era da un anno circa che non andavo a Teatro. Ed è ancora di più il tempo che ho passato in astinenza di spettacoli che non fossero comici. Non che questo fosse noioso, intendiamoci. I temi affrontati sono stati parecchio impegnativi, intensi, profondi. Ma non per questo sono mancate scene divertenti, anzi! L'attore che interpretava George, Gabriele Lavia, poi era esilarante in tutto il suo essere pazzo, emarginato, problematico, surreale, nel suo piccolo mondo a frequenze distorte.
Dato che le poche righe offerte dal sito del Piccolo Teatro Strehler offrono già più di quanto io riesca a riassumere in maniera sensata, non mi resta che salutarvi e consigliarvi di andarvelo a vedere, se per caso ne avete l'occasione: le prenotazioni sono terminate, ma andando allo spettacolo settimanale, e presentandovi circa 15 minuti prima dello spettacolo (cioè verso le 20:15) il simpatico bigliettaio vi mostrerà gli eventuali posti liberi.
Enjoy Theatre!


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martedì, 17 maggio 2005

.:°Quest'ultima fase di giornata è stata a dir poco INTENSA°:.

 

Che è successo? Presto detto... la mia patata (per gli ignoranti, ossia coloro che ignorano: la suddetta "patata" è mia nipote Arianna, di un anno e mezzo) è caduta e ha sbattuto la testa. S'è fatta male, sono accorsi subito subito mamma e tutti e quattro i nonni, con me in coda.
Situazione di panico, e allora che succede? Via, tutti via al pronto soccorso, per accertarsi che non sia nulla di grave. No, ferma, tu resta qui in casa ad aspettare. <.< Ma come? Aspettare che? Eeeeh tu devi restare qua. e *puf*, fuggono tutti ad accertarsi dell'incolumità della mia pulcina.
E che cazzo vabè, stiamo in casa. Mi sono vista tutto "Friends" ed il telefono non dava cenni di vita. Mi sono vita il telegiornale, e a metà telegiornale finalmente un *driiiin* arriva alle mie orecchie:
~ pronto?
¬ Sere? Ciao sono papà... ma dove siete tutti?
~ ah, la mamma non t'ha avvisato. Arianna s'è fatta male ora sono con tutta l'ambasciata al pronto soccorso e io sto qui in casa loro senza chiavi.
¬ <minuto di silenzio> ah... eh, aspettiamo notizie.
*click*

Inutile precisare che quando succedono queste cose io e mio padre siamo gli ultimi due degli stronzi: ci piazzano in posti strategici facilmente raggiungibili da svariati mezzi di comunicazione, ma ovviamente nessuno ci dice mai un cazzo.
Arriva a casa mio fratello dal lavoro, e gli spiego tutto subito. Dai Sere, non prendermi per il culo. Sorride. Che cazzo sorridi, sto dicendo sul serio. Ma no dai. Ma sì... eh, allora vado in ospedale anche io. Fugge ancora prima che io riesca a dire alcunchè. E vabè, poverino, è il padre, giusto che si comporti così.

E così, dopo aver visto tutti i telegiornali che sono riuscita a vedere, un telefilm che ora non credo di voler ricordare e pubblicità varia (ebbene sì, io sono una di quelle che fanno zapping per mantenere pubblicità costante on air, giusto per non dover guardare le trasmissioni), dopo aver preparato la cena agli spaventati genitori e dopo essermi addormentata più volte sul divano, ecco che s'apre la porta ed entra la mia stellina col suo fido ciuccio.
Nonappena mi addocchia mi cammina incontro e mi sorride, mi dà un bacino e vuole essere presa in braccio.
Uh... allora non era niente di serio. Parte un sonoro *mabbaaaaaaffanculova* alla Galeazzi per la strizza che mi era salita in tutto questo tempo di attesa, e mi metto a giocare con lei.

Ah, dimenticavo: ora ho anche ripreso a respirare ^^


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lunedì, 16 maggio 2005

 

Ieri grande grigliata... a parte la GriGLieTTa (per i profani delle nostre denominazioni controllate: la grigliata di pasquetta) la prima di questo felice 2005.
Gli invitati erano pressochè tutti compagni di classe di Tommaso, chimici industriali. E tu, Sere, che ci sei andata a fare?
...embè? Buon cibo, tanto vino, alcune facce note e divertimento assicurato. Chi me lo fa fare di stare a casa!

 

Ed effettivamente s'è magnato parecchio (chi meno, chi più, chi MOLTO di più) e s'è bevuto tanto buon vino, un po' a tavola, un po' prendendo come scusa qualche banale giochino di carte (giochino quasi sempre geniale quanto alcolico).

 

Mi sono anche "esibita" un po' con la chitarrina del fratello di Tommi... dire che ero arrugginita sarebbe usare un pallido eufemismo, ma ho riscoperto con grande piacere la bellezza di saper suonare qualche canzoncina da spiaggia cantandoci sopra. Poi beh, quella è una bella chitarrina folk, e io adoro le chitarrine folk, hanno un suono meraviglioso.

 

E stamattina pensavo: ma perchè non riprendere a suonicchiare un po'? Perchè non tornare ad essere la brillante ed un po' mediocre chitarrista di un tempo? Di quelli che sì, non fanno gli assoli e non possiedono chitarre elettriche, ma che ti sanno mantenere viva una serata a suon di brani da Canzoniere.
Non trovando validi motivi per escludere questa interessantissima ipotesi, sono passata a concentrarmi sul secondo pensiero della mattinata: *Sere, la tua chitarra è disfata, non si mantiene accordata ed in più ora ha pure le corde rotte.* Giusto.

 

Dovrò rimediare...
...mgiaaaaaah!


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